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LECTIO MAGISTRALIS - Jhon Bebee
ARPA - CIPA - IdO - METIS
7 OTTOBRE 2017


Auditorium via Rieti • Roma
 

 
La tipologia psicologica è una guida per l’analista ma resta ignorata
Beebe (psichiatra): Non è teoria astratta,
ma strumento per conoscere come funziona il sé


"Nel 1921 Freud guardò il libro di Jung sulla tipologia psicologica giudicandolo superficiale e distante dalla psicologia del profondo o dell'individuazione (come fu definita nel sottotitolo del libro in versione inglese del 1923). Purtroppo, la maggior parte degli analisti junghiani continua ad adottare il punto di vista di Freud, nonostante le tipologie psicologiche siano essenziali alla psicologia dell'individuazione". È deciso nella sua critica John Beebe, psichiatra e analista junghiano di San Francisco, aprendo la Lectio magistralis sul tema 'Energie e dinamiche di personalita' nella tipologia psicologica', promossa a Roma dall'Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica (Arpa), l'Istituto di Ortofonologia (IdO), il Centro italiano di psicologia analitica (Cipa) e l'associazione culturale Metis di Verona.
La teoria junghiana sulla tipologia psicologica "mi ha aiutato a comprendere le dinamiche di attrazione e respingimento tra le persone, a capire perché alcuni legami funzionano oppure no. Non è una teoria astratta ed estrosa- conferma Beebe- è uno strumento per conoscere come funziona il nostro sé che ci mette nelle condizioni di vivere e di crescere. È importante per gli analisti che lavorano con la storia del paziente anche se è un bambino, perché le radici del problema della tipologia si trovano nell'infanzia- sottolinea lo studioso- in quell'intreccio che può funzionare o meno tra la madre e il figlio e il padre e il figlio".
Il fondatore del 'San Francisco Jung Institute Library Journal' chiarisce: "È un errore pensare che la tipologia rinchiuda le persone in categorie. Al contrario è una guida per l'analista, lo aiuta a capire e ad organizzare tutto il materiale empirico che emerge nella terapia attraverso quelle forme di consapevolezza che appaiono nei sogni, nelle fantasie e nei comportamenti complessuali. Spesso le figure che emergono nei sogni rappresentano proprio le forme della tipologia".
In una conferenza del 1976 "venne utilizzato un palloncino (quale immagine del sé) per spiegare le tipologie psicologiche. Il palloncino era diviso in quattro aree colorate che rappresentavano le quattro funzioni: il giallo indicava l'intuizione, il verde la sensazione, il blu il pensiero e il rosso la funzione del sentimento. Le funzioni ci permettono di avere un sé cosciente, possono essere introverse ed estroverse, e nella loro esistenza sono aiutate dagli archetipi. Io avevo già fatto il test standardizzato di Myers per conoscere la mia funzione principale nel 1968- fa sapere lo psicoanalista- ho un'intuizione estroversa con un pensiero introverso. Jung era caratterizzato da un'intuizione introversa che gli ha dato la possibilità di stringere un contatto forte con la sua funzione interiore. Nel Libro Rosso ci racconta il suo percorso personale- continua l'esperto- un viaggio interiore durante il quale l'analista svizzero ha incontrato tanti personaggi con cui ha saputo costruire un rapporto dialogico (come Salomé e il profeta Elia)". Beebe ha approfondito la questione della tipologia per 50 anni e a Roma ha deciso di illustrarla da un'angolazione diversa: attraverso il cinema.

'FACE TO FACE' E L'ANALFABETISMO PSICOLOGICO - Nell'introduzione della sceneggiatura di 'Face To Face' di Ingmar Bergman c'è una lettera indirizzata a tutti gli attori: "Il regista ha aggiunto una cosa non insolita alla nostra professione- prosegue Beebe- ha spiegato che il personaggio centrale del film era una brava psichiatra, preparata, ma psicologicamente analfabeta". Jung ha lasciato "gli strumenti per diventare psicologicamente colti- ricorda l'analista- e per conoscere il modo in cui la psiche si organizza in maniera regolare e ripetitiva, con diversi stili di consapevolezza e coscienza che vivono e convivono in rapporto tra loro. Dopo aver visto il film, decisi che avrei imparato a riconoscere queste forme di coscienza nei momenti in cui sarebbero emerse nel mio paziente. Come uno studente di musica studia il solfeggio per imparare a riconoscere la differenza tra le varie tonalità della musica occidentale, così noi psicoanalisti avremmo dovuto studiare la tipologia psicologica per aiutare meglio i nostri pazienti".

'WHAT MAISIE KNEW' E LA COINCIDENZA OPPOSITIVA - Il film che apre la giornata romana è 'What Maisie Knew', girato nel 2012 e diretto da Scott McGehee e David Siegel. Il lungometraggio riprende la novella di Henry James e racconta la storia di una bambina di sette anni con una mamma rockstar e un papà mercante d'arte. "In 'What Maisie Knew' Henry James voleva trattare la questione dell'egocentrismo, tema che la bambina conosceva già all'età di 11 anni. Sembra che Masie- sottolinea Beebe- abbia un sé che capisca e che sappia anche il tipo di genitore che le occorra. Il vero dilemma della questione della tipologia- precisa- è che ogni persona non ha bisogno di avere intorno a sé soggetti simili, ha bisogno di persone che l'aiutino ad affrontare i problemi della vita che da sola non è in grado di affrontare. La tipologia di personalità della mamma rockstar è quella della 'sensazione introversa', convinta che il sapere astratto possa bastare; quella di Masie è più pragmatica, la sua funzione dominante è l'intuizione estroversa. La bambina sa quello che le serve, ma se il suo sé continuerà a restare insoddisfatto rischierà di crollare. La speranza risiede nel nuovo marito della madre, un barista contento di guadagnare poco. Inizialmente appare una figura paterna improbabile e invece il loro incontro sarà significativo: lui ha la sensazione estroversa inferiore, una funzione creativa che darà calore e concretezza alle intuizioni della piccola. Ecco la coincidenza oppositiva- dimostra il professore americano- Masie rifiuta la madre introversa e sceglie il marito della madre estroverso di sensazione. Si incontrano sul piano dell'estroversione. In questo modo la questione della tipologia ci aiuta a capire il senso delle dinamiche fra i soggetti interni. Utilizzandola potremo comprendere meglio come queste personalità parziali si attraggano e respingano, come si creino i loro legami o il perché non si creino".

LUCI DELLA CITTA' E L'INTUIZIONE INTROVERSA - "La funzione dell'intuizione introversa si comprende molto bene nei film muti, molto utili con un pubblico americano decisamente estroverso", commenta Beebe. "In Luci della città Charlie Chaplin descrive il funzionamento di una dimensione irrazionale della coscienza che è la sua intuizione introversa, incarnata nella figura di un povero vagabondo caratterizzato dalla capacità di immaginare, vedere, predire e profetizzare qualcosa che sta accadendo. Nel periodo degli anni '20 la funzione più diffusa sul piano collettivo era la sensazione estroversa- sottolinea l'esperto- mentre l'intuizione introversa caratterizzava piuttosto la funzione inferiore a livello culturale. Chaplin, nel suo film, mette in risalto piuttosto le qualità che questa funzione non ha: la sensazione estroversa e il sentimento estroverso".
In genere la personalità con intuizione introversa è "vittima di bullismo, attira più proiezioni di qualsiasi altro tipo. Vede prima di tutto le forme archetipiche, ma non ha il giusto rapporto con alcune forme della realtà quali il potere. È sempre l'ultima a vedere la realtà concreta".
L'intuizione introversa "agisce nella coscienza. Jung nella sua teoria dell'individuazione affermò che la coscienza è l'organismo in via di auto-organizzazione. Non dovremmo quindi sorprenderci del fatto che la coscienza emerga dalla psiche. Se una persona cura sistematicamente la psiche, la sua coscienza emergerà. Questo non vuol dire rendere ciò che è inconscio conscio- chiarisce- ma creare le condizioni affinché la psiche possa organizzarsi. La tradizione buddista era molto importante per Jung (Buddismo Zen), la psicologia del buddismo è la psicologia della coscienza come realtà emergente. Dopo la sua illuminazione- racconta Beebe- il Budda predicava affinché altre persone potessero imparare quello che lui aveva raggiunto tramite l'illuminazione e, quando le persone gli chiesero cosa avesse raggiunto, lui mostrò un fiore. Negli anni 30, periodo in cui Jung elaborava la teoria dell'individuazione come spostamento dall'Io al Sé, qualcuno gli chiese se la coscienza fosse di aiuto in questo processo di individuazione. L'analista svizzero rispose che la coscienza è l'individuazione di un individuo. Se un seme è destinato a produrre un determinato fiore, quando fiorirà realizzerà il suo determinato processo di individuazione. La coscienza- rimarca lo studioso- è il fiore di un essere umano e le otto funzioni con gli atteggiamenti sono i suoi petali".

DINAMICA INTROVERSO-ESTROVERSO - "Il dibattito dentro-fuori è una dinamica fondamentale. Lo slancio estroverso tende al collegamento con l'oggetto e predilige la forma dell'esperienza condivisa con gli altri. Per chi ha invece un atteggiamento introverso, l'esperienza è una questione interiore e privata- chiarisce Beebe- pertanto non predilige la condivisione. L'introverso cerca sempre il collegamento con l'immagine archetipica che corrisponde a quell'esperienza".
Passando al sentimento introverso, chi ha questa funzione dominante "rimane attaccato alla psiche infantile, alle cose del passato e la sua funzione ci aiuterà a capire gli attaccamenti degli altri meglio di qualsiasi altra tipologia. Freud utilizza la sua funzione di sentimento introverso- ricorda Beebe- per comprendere le paure e i desideri in modo razionale". Un esempio di "sentimento introverso è incarnato nell'immagine dell'immaturità che emerge in 'The Strong Man' di Frank Capra con Harry Langdon".

NELLE RELAZIONI SENTIMENTALI UN INTROVERSO TENDE A SPOSARE UN ESTROVERSO - "Il vagabondo di Chaplin ha un'intuizione introversa e incontra una ragazza, una realtà archetipica, che dovrà trovare la sensazione estroversa necessaria per potersi unire all'oggetto". Sempre sull'introversione, Beebe cita un noto lungometraggio: The Freshman con un Harold Lloyd nei panni di uno studente pronto per il College e "dominato dal 'pensiero introverso'. Il suo compito sarà 'definire fino a conoscere', e alla fine lo studente incontrerà una donna a lui complementare la cui funzione dominante è la sensazione estroversa". Infine, sulla sensazione introversa c'è 'Haunted House' di Buster Keaton. Qui il protagonista "vede problemi ovunque ma nel silenzio cerca la soluzione. Incontrerà una figura femminile che incarna la funzione a lui inversa di intuizione estroversa e che la porterà ad invadere il suo spazio".

HITCHCOCK E L'OMBRA - "Quando si incontra la propria funzione inferiore allora si incontra la propria ombra. Si attraversa l'ombra per arrivare all'anima e quando si arriva all'anima si può vedere l'ombra per quella che è". Beebe chiude la sua lezione sull'ombra e, cinematograficamente, cita Alfred Hitchcock: "È il più grande regista di sensazioni introverse- ammette l'analista junghiano- è come se avesse scritto un libro sull'ombra". Lo testimoniano i suoi film Strangers on a Train, Vertigo, Intrigo Internazionale e Marnie. In quest'ultimo film fa interpretare alla sua attrice "la parte di una donna di sensazione estroversa con una personalità oppositiva che ha 4 facce: aggressiva, evitante, seduttiva e paranoica. Tutto serve a tenere lontano l'altro, è una difesa del sé". Beebe conclude: "L'ombra la incontriamo spesso, tutte le volte che vediamo una persona che non ci piace e proiettiamo in lei la nostra zona d'ombra. I nostri sogni sono pieni della proiezione dell'ombra".



Alcune relazioni funzionano e altre no, Beebe spiega il perché
Psichiatra Usa: Dobbiamo imparare ad affrontare
le differenze tra le coscienze


Gli esseri umani, così vicini così lontani. Tutti amano ma non allo stesso modo; tutti vivono grandi e piccoli accadimenti ma non nella stessa maniera. Perché alcune relazioni funzionano e altre no? Capirsi in questa diversità è possibile ma occorre una chiave di lettura per comprendere il modo in cui le persone si comportano. A fornirla alla Dire, in una videointervista, è John Beebe, psichiatra e past president del C.G. Jung Institute di San Francisco.
- Perché oggi è così importante studiare le tipologie psicologiche di Jung? “Abbiamo idee differenti su come la civiltà possa prosperare nel lungo periodo. Ci chiediamo, ad esempio, se esista il cambiamento climatico, se minacciare le guerre nucleari sia una buona idea o ancora facciamo altri pensieri simili che dipendono tutti dalla consapevolezza che adottiamo rispetto a tali questioni. Tutti i giorni- continua Beebe- scopriamo nei modi più incredibili che persone diverse guardano allo stesso fenomeno differentemente, e questo sta producendo una crisi della democrazia. Come possiamo lavorare insieme per raggiungere gli obiettivi che crediamo di avere in comune se il modo che abbiamo di comprendere le cose è così drammaticamente diverso? Innanzitutto dobbiamo imparare ad affrontare le differenze tra le coscienze, prima di poter collaborare per trovare soluzioni consapevoli ai nostri problemi”.
- Le tipologie psicologiche ci aiutano a capire come funzioniamo nelle relazioni? “Basta avere una sola relazione per renderci conto se amiamo qualcuno e se siamo da questi ricambiati- replica lo psichiatra- eppure l’altro non solo vede le cose in modo diverso, anche l’amore è sentito in modo differente e ciò ci sbalordisce. Faremmo meglio ad apprendere che esistono molti modi diversi di sentire anche una cosa così comune come l’amore: c’è il modo di sentire introverso e il modo di sentire estroverso- continua Beebe- e non è semplicemente un modo maschile o femminile di amare. È principalmente una questione di coscienza individuale. Tuttavia ci sono delle differenze tipiche e sarebbe importante impararle a conoscere prima di cominciare ad infuriarci con qualcuno perché non ci ama come noi lo amiamo”. 
    - Il cinema e l'arte possono metterci in relazione con le nostre funzioni? “La natura dell’arte è quella di descrivere le condizioni umane e- prosegue lo studioso-  in particolare l’arte cinematografica sa descrivere le esperienze psicologiche. L’elemento principale di tutto il cinema – da quando si usano le nuove tecniche grafiche per rappresentare i drammi umani – è l’inquadratura ravvicinata, che ci permette di vedere se un personaggio ha una reazione introversa e nello stesso tempo cerca di mantenere una connessione estroversa. È un aspetto estremamente psicologico e apre a tutta la questione della coscienza interiore- spiega Beebe- che in parte riguarda i tipi psicologici e in parte il modo in cui ci connettiamo gli uni agli altri. Tutto questo emerge nei film ed è meraviglioso”.
- L’individuazione è un processo naturale o seguire questo processo aiuta il processo stesso? “L’individuazione è un nuovo modo per descrivere l’arte del vivere e di imparare dall’esperienza. Devo riconoscere con tristezza che alcune persone, seguendo dei percorsi collettivi, cadono e si rialzano in base ai loro successi. È molto comune il fenomeno dell’atleta del liceo che si sposa la ‘cheer leader’ e sono giovani perfettamente adattati ad un’età di sedici anni, ma saranno senza speranze nella vita adulta perché quell’adattamento che ha funzionato al liceo, non funzionerà dopo. Se queste persone fossero capaci di aprire in modo progressivo altre parti di sé, come gli eroi e le eroine, forse avrebbero altri ‘luoghi’ dove crescere nel tempo. In questo senso- spiega Beebe- coloro che sono capaci di coltivare un’apertura di altre parti di sé avranno un vantaggio significativo su quanti rimarranno aggrappati a un ruolo che ha funzionato solo una volta e che quasi certamente sarà inefficace nel futuro. L’individuazione non avviene ovunque- chiarisce lo psicoanalista- proprio perché ci sono delle persone che non riescono ad andare oltre il loro primo successo. Per quanti, invece, sono stati fortunati a non avere successo subito o sono rimasti scioccati dallo scoprire altre parti di sé, l’individuazione diventa un processo. Un sorprendente numero di persone può godere di questo processo, non ovunque, ma in molti più casi di cui immaginiamo. È una forma di democratizzazione della coscienza e non è più solo una prerogativa dei grandi individui- commenta lo studioso- ognuno di noi ha la possibilità di aprire la propria vita interiore e si deve fare attenzione perché è una pratica. È un esercizio- conclude Beebe- una speciale nuova forma dell’arte di vivere”.



Mercurio (Arpa):
Trascurata in Italia e non solo, ma è strumento utile nella clinica

Di Renzo (IdO):
Ci aiuta a entrare in una dimensione analitica

 “Purtroppo in Italia, e non solo, si trascura quasi completamente nel training analitico la questione della tipologia, come se non avesse importanza nel nostro lavoro clinico e personale di individuazione”.  Spiega così Robert Mercurio, analista e socio fondatore della sede romana dell'Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica (Arpa), l’importanza della Lectio magistralis di John Beebe, già presidente del C.G. Jung Institute di San Francisco, sul tema 'Energie e dinamiche di personalità nella tipologia psicologica'.
“Beebe ha approfondito come poche altre persone la questione della tipologia- continua il coordinatore dell’incontro- e del rapporto tra le varie funzioni e tra i vari atteggiamenti, quello estroverso e introverso. Mi è sembrato molto importante avere con noi questa persona affinché ognuno potesse nuovamente ripensare la tipologia per se stesso e magari trasmetterla ai propri studenti, se si è coinvolti nel lavoro di training. O ancora è possibile usare la teoria junghiana come strumento nelle sedute di terapia. È uno strumento estremamente utile e pratico per la clinica- chiarisce Mercurio- ci dà una grande sensibilità nel capire com’è il mondo dell’altra persona. Il mondo di un introverso è diverso dal mondo di un estroverso ed è inutile parlare a un paziente come se fosse un introverso come me, se il suo mondo è fondamentalmente diverso. Le tipologie psicologiche- conclude Mercurio- consentono di gettare un ponte di comprensione tra me stesso e l’altra persona”.
Della stessa opinione è Magda Di Renzo, responsabile del servizio terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO): “Ritengo che siano molti i costrutti che Jung ha lasciato e che non vengano utilizzati come strumenti realmente clinici. Ho caldeggiato la venuta di John Beebe in quanto ha sempre cercato di utilizzare questo costrutto, che è estremamente importante in termini clinici. Finora le tipologie psicologiche sono state considerate solo in ambito teorico- termina la psicoterapeuta dell’età evolutiva- invece questo strumento aiuta l’analista ad entrare maggiormente in una dimensione analitica, ad analizzare le sue parti anche inferiori e a capire quali parti entrano in relazione con le parti inconsapevoli e irrazionali dell’altro”.

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